Blog: http://lavoltabbona.ilcannocchiale.it

...

Cara Mamma,

non so se abbia senso mettere giù qualcosa per iscritto aproposito di quello che è successo, del fatto che sei andata via e di tutto loscombussolamento che questo ha comportato nelle nostre vite. 

  Conosci bene la mia refrattarietà a credere nell’immortalità dell’anima e nell’esistenzadi un al di là, e soprattutto la mia convinzione che la vita terrena sia l’unicapossibile.

Oggi è un mese che sei morta (perché credo sia giusto, perquanto crudele e violenta, cominciare ad utilizzarla, questa parola). E inquesto mese tutti hanno scritto, ricordato, evocato qualcosa di Te.

Tu meglio di tutti sai che gli encomi, gli elogi, latessitura elegante delle parole non sono mai state il mio forte. Tu sai chevado sempre dritta al punto, affronto le questioni con la veemenza e l’impetodi una macchina da guerra.

Ed è proprio così  cheti dico che oggi non riesco ad avere dei ricordi. Intendo bei ricordi. Ho soloimmagini nitide, fotogrammi crudi e senza fronzoli, senza romanzo e senzapoesia, di Te che sfiorivi di giorno in giorno e dell’umiliazione chesicuramente hai provato nel perdere progressivamente, in caduta libera, labellezza, le forze, l’autonomia, la dignità.

Ho ancora nelle orecchie il tuo respiro, pesante,affaticato, rotto, e negli occhi quella Tua espressione rassegnata, stanca,esasperata, anche risentita, per aver dovuto ancora una volta patire, sopportare,lasciarti dilaniare anche da quest’ultima sofferenza. Perché è vero, Mamma,anche stavolta hai pagato Tu il prezzo più alto…E io non riesco a darmene pace.

Sono mesi che cerco di convincermi che fa tutto parte di unequilibrio naturale, che quello che è successo rientra nel normalissimo ordinedelle cose. Ma mi sto rendendo conto che anche l’equilibrio ha un prezzo, e chele modalità con cui deve essere pagato non hanno a loro volta equilibrio.

E quel prezzo io lo vedo tutti i giorni in quei fotogrammi,lo sento in quelle frasi dette a filo di voce che ancora mi ronzano nelleorecchie, quando esasperata chiedevi quanto ci volesse perché tutto finisse.

Questo ricordo, Mamma, assieme alle nostre ultimeconversazioni complici sul cosa farti indossare il giorno del Tuo funerale, esul come le Tue ceneri avrebbero dovuto essere sparse sul mare.

Chissà se mi hai sentita dormire accanto a Te, avvinghiataal Tuo braccio come facevo da bambina. Chissà se hai visto Papà  rifiutarsidi assistere ai tuoi ultimi momenti, terrorizzato dall’idea di vederti  smettere di respirare.

Non so se augurarmi di cancellare al più presto tutto questoe finalmente ricordarmi solo il bello di quello che è stato.

Davvero non lo so.

 

 

Pubblicato il 8/9/2014 alle 18.53 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web